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Apre al pubblico Villa Necchi Campiglio

Milano, 27 maggio 2008 – Dopo un lavoro di restauro durato più di tre anni, dal 30 maggio apre al pubblico Villa Necchi Campiglio, la quarta casa–museo della città con il Museo Bagatti Valsecchi, il Museo Poldi Pezzoli e la Casa Boschi di Stefano.
Lì, nascosta nel cuore della metropoli e in mezzo al suo giardino con tennis, piscina e orto, sorge Villa Necchi Campiglio, monumento di incomparabile bellezza e fascino diventata proprietà del FAI per disposizione testamentaria delle sorelle Gigina Campiglio Necchi e Nedda Necchi, che hanno affidato la loro casa al Fondo per l’Ambiente Italiano affinché venisse protetta, preservata e, una volta restaurata, messa a disposizione del pubblico.
Un restauro improntato a preservare, assieme al monumento, la storia dello stile di vita di una famiglia e, con esso, lo spaccato sociale di quell’alta borghesia milanese che costruiva il suo futuro e quello del Paese con impegno, dedizione, senso di responsabilità e tenace ottimismo; il futuro che Umberto Boccioni così bene interpretò nella sua celebre” “Città che sale”.

Ora, dal 30 maggio, dopo un complesso restauro durato oltre tre anni e realizzato, con il Patrocinio del Comune di Milano, grazie al determinante contributo di Ministero per i Beni e le Attività Culturali – Regione Lombardia – Provincia di Milano – Arcus Arte, Cultura e Spettacolo – Fondazione Cariplo – Giorgio Armani – RCS Mediagroup – Telecom Italia e di numerose altre aziende e privati, il capolavoro architettonico di Piero Portaluppi, realizzato tra il 1932 e il 1935, viene finalmente aperto al pubblico. Un avvenimento di grande rilevanza non solo per la città di Milano ma, considerata l’importanza artistica e socioculturale che esso rappresenta, per tutti gli italiani che amano la propria storia e la bellezza del proprio Paese.

Edificio-chiave dell’opera di Piero Portaluppi, artefice del rinnovamento architettonico della Milano fra le due guerre e da poco riscoperto come uno dei più importanti architetti della sua epoca, la dimora di via Mozart sancisce l’ingresso del razionalismo nell’architettura cittadina esprimendo, nello stesso tempo, l’estrosa fantasia creativa del progettista e il persistere di elementi del precedente gusto Dèco. La Villa non è solo un’opera d’arte in sé, con l’imponenza della struttura, la strepitosa qualità dei materiali e delle finiture, l’importanza delle collezioni esposte e la magia del suo giardino nascosto in pieno centro, ma è anche il simbolo di una città ambiziosa e illuminata che negli anni ’30 è come poche altre tenacemente protesa verso il futuro. Da oggi Villa Necchi è anche un nuovo luogo culturale nella mappa della grande capitale del lavoro e degli affari, dove fermarsi e ritrovarsi, dove ammirare

capolavori d’arte ma anche dove rilassarsi e dedicare del tempo a se stessi. Un luogo in cui i milanesi riconosceranno la vera identità della loro città, visionaria e pragmatica al tempo stesso, e dove ritroveranno un pezzo della loro storia e della loro cultura.
Villa Necchi Campiglio fu costruita da una famiglia illuminata e curiosa dell’alta borghesia pavese che, trasferitasi a Milano, fece della sua casa un cenacolo di aggregazione culturale aperto al mondo, internazionale, proprio come la vocazione della città che la ospita.

Villa Necchi Campiglio sarà una sorpresa per i milanesi: moderna e originale nello stile, addirittura sperimentale per le soluzioni tecnologiche adottate all’epoca della sua costruzione, ma al tempo stesso emozionante e commovente provoca nel visitatore quella “meraviglia” che è uno dei sensi più profondi dell’arte. A quasi ottanta anni dalla sua realizzazione, essa stupisce e affascina per la libertà espressiva della concezione, per il lusso degli “optional” – la piscina riscaldata, il campo da tennis gli smisurati bagni di marmi preziosi – per il suo centralissimo isolamento, per la straordinaria intuizione di dotarla di tutti gli strumenti tecnologici più avanzati dell’epoca – da un sistema di comunicazione interno via citofoni fino alla immensa saracinesca che salendo elettricamente dal suolo ne chiude l’ingresso di notte.

Visitare Villa Necchi Campiglio è un po’ come fare un viaggio nel tempo; in un tempo non così lontano da essere dimenticato anche se il grandioso tenore di vita della famiglia sembra parlarci di un’epoca molto remota: gli arredi, gli oggetti, i decori sono testimonianze vive di una casa intensamente vissuta fino a pochi anni fa: Gigina Campiglio Necchi l’abitò fino alla sua morte nel 2001.
Il valore storico-artistico del monumento non consiste solo in questo: la Villa ospita infatti la Collezione Claudia Gian Ferrari, uno straordinario catalogo di 44 superbi capolavori dell’arte del Novecento Italiano, da Arturo Martini a Giorgio Morandi, da Giorgio de Chirico a Mario Sironi, che la grande collezionista ha generosamente destinato in prestito permanente e in futuro – per destinazione testamentaria – in proprietà al FAI, affidando alla Fondazione la responsabilità di proteggere e far conoscere la sua raccolta di incalcolabile importanza. La casa inoltre custodirà, al primo piano, la Collezione di Alighiero ed Emilietta de’ Micheli, ricostruzione integrale del salotto del famoso imprenditore e collezionista lombardo, con dipinti di Canaletto, Tiepolo, Marieschi e Rosalba Carriera, preziose porcellane cinesi e maioliche lombarde, una collezione di miniature di Jean Baptiste Isabey appartenute anche a Napoleone, oltre a importanti arredi italiani e francesi del ‘700.

Una nuova sfida per il FAI: quella di gestire per la prima volta una proprietà che sorge in una realtà metropolitana, all’interno di un quartiere con una precisa identità, restituendola così al contesto dinamico, umano e sociale di una città dove la vita, scandita da orari e impegni serrati e che “chiude” per il weekend, proprio qui troverà un luogo dove il tempo può scorrere secondo un ritmo proprio, non contagiato da quello febbrile del “fare”. Questa Villa nata “per ricevere” potrà continuare la sua funzione di luogo di ritrovo, di pausa, di incontri, colazioni e cene di lavoro e non, con la sua caffetteria di cristallo, in cui si rispecchiano i tigli e le magnolie e con il giardino che sarà aperto a tutti.

Con l’apertura di Villa Necchi Campiglio si avvierà anche il progetto del circuito delle quattro case museo milanesi che coinvolge anche il Museo Poldi Pezzoli, il Museo Bagatti Valsecchi e Casa Boschi-Di Stefano.

L’intervento di restauro, che ha richiesto oltre tre anni di lavori e un investimento complessivo di circa 6.000.000 di euro, ha interessato quattro principali ambiti di intervento: il restauro di tutte le strutture esterne e interne, dei rivestimenti lapidei, delle finiture e dei serramenti della Villa e degli edifici accessori ivi compresi quelli nuovi per il pubblico come biglietteria, bookshop e caffetteria; la rifunzionalizzazione dell’intera proprietà con l’obiettivo di trasformare Villa Necchi Campiglio in una casa museo dotata di tutti i servizi compresi quelli per convegni e mostre temporanee; l’adeguamento impiantistico ai requisiti previsti dalle normative vigenti per gli edifici aperti al pubblico, in particolare nel campo della sicurezza antincendio; infine l’allestimento museale e il restauro degli arredi.

Redazione

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