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Clinica Santa Rita, sospeso l’accreditamento

(mi-lorenteggio.com) Milano ,13 giugno 2008 -Regione Lombardia ha sospeso con effetto immediato e a tempo indeterminato il contratto di accreditamento con la clinica milanese Santa Rita. Ne ha dato notizia il presidente Roberto Formigoni in una conferenza stampa insieme all’assessore alla Sanità, Luciano Bresciani. L’atto è stato firmato dal direttore generale dell’Asl Milano Città. I pazienti attualmente degenti potranno scegliere se completare le cure nello stesso ospedale o se essere trasferiti ad altra struttura idonea.
Formigoni, nell’esprimere indignazione per i presunti "orribili episodi" che hanno condotto all’arresto dei medici, ha tenuto a ribadire e documentare la validità e l’efficacia del sistema lombardo di controlli sulle prestazioni sanitarie, che "è fuori da ogni dubbio tra i migliori in assoluto", ma ha posto l’accento anche su una questione etica, chiedendo uno "scatto di responsabilità personale", morale e deontologica, senza di cui nessun sistema di controlli, anche il più perfetto, potrà scongiurare il ripetersi di simili episodi.
"C’è un degrado dell’etica – ha detto Formigoni – che deve interrogarci tutti".

Ed è proprio il sistematico e intenso lavoro di controllo delle prestazioni "che, non a caso – ha spiegato Formigoni – ha fatto portare all’attenzione dell’autorità competente" la rilevazione di queste possibili gravi irregolarità nella clinica milanese (ma non solo di questa, evidentemente).
"La stessa clinica Santa Rita del resto – ha ricordato il presidente lombardo – era stata oggetto di segnalazione di irregolarità già nel 2006 e nel 2007. Per prestazioni inappropriate o eccessivamente "valorizzate" alla clinica erano stati decurtati 1.124.000 euro di remunerazione (il 6% del suo budget per i ricoveri) e, a motivo di inadeguati protocolli sanitari per la chirurgia toracica, l’accreditamento era stato sospeso per oltre due mesi, nell’autunno inverno del 2007, fino alla regolarizzazione degli stessi.

"La Regione Lombardia – ha sottolineato l’assessore Bresciani – mette in atto controlli in una percentuale più che doppia di quella richiesta dalla normativa nazionale: il 5% su oltre 150 milioni di prestazioni e 2,5 milioni di ricoveri che vengono effettuati nelle strutture sanitarie della Regione".
L’assessore Bresciani ha aggiunto la sua amarezza "da medico, prima che da assessore" per "la violazione, se provata, del diritto fondamentale del malato alla cura e a una cura appropriata, violazione perpetrata per fare profitto su una patologia inesistente".

Formigoni ha detto infine che non ha senso fare distinzione fra strutture pubbliche e private: irregolarità si possono manifestare nelle une e nelle altre, e in tutte le Regioni italiane. Tra l’altro la Lombardia non è certo la Regione dove il privato ha più spazio: si tratta del 29%, il 71% è pubblico. In questa classifica è la Lombardia è solo la sesta regione, altre 5 hanno una percentuale di strutture private superiore.
Nemmeno vale la critica secondo cui il sistema dell’accreditamento e il pagamento non a piè di lista ma a prestazione (DRG) spingerebbe le strutture ad aumentare le prestazioni per aumentare i ricavi, perché a tutte è imposto un tetto di spesa, calcolato in base alle serie storiche e statistiche delle varie patologie. In ogni caso il sistema di remunerazione in base ai DRG è stabilito per legge nazionale, e non certo regionale, ed è nettamente il più utilizzato nei paesi occidentali.

Redazione

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