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Il poeta Nicolò Licata ci presenta il suo ultimo libro "Storie e Leggende"

Ultimo aggiornamento il 19 Maggio 2009 – 14:38

(mi-lorenteggio.com) Milano, 19 maggio 2009 – In una bella giornata di sole, ho incontrato il poeta Nicolò Licata nella splendida sala della Trasfigurazione di Milano. In questa splendida sala veniva presentato il suo libro “Storie e Leggende” dal noto e bravo critico d’Arte, nonché famoso attore dott. Paolo Gadaleta.
Nicolò Licata è un uomo di bell’aspetto, dallo sguardo fermo e a volte assorto, loquace, brillante e i suoi racconti assomigliano al suo aspetto psico-fisico. Non stavo conoscendo certamente un personaggio kafkiano timido e sfuggente! Stavo finalmente conoscendo un uomo guareschiano, senza malinconie, nè distratto e nè agitato.
Domenica 10 maggio 2009, anche questa è una bella giornata di sole, l’ho di nuovo incontrato al Circolo Volta di Milano mentre presenziavamo alla premiazione del famoso Premio Internazionale di Poesia “Agenda dei Poeti” organizzato dalla prestigiosa Casa Editrice O.T.M.A. di Via Cesariano, 6 – Milano, chiedendogli di concedermi un’intervista.

Signor Licata le fa piacere parlare di lei?
Alle volte parlare o scrivere è un po’ come stilare il proprio testamento in un’esistenza compiuta, ma anche per non dimenticare e conservare intatta la memoria.

Come se fosse il punto della situazione?
Forse.

Potrebbe scrivere in modo diverso?
Se dovessi scrivere in modo diverso mi sentirei snaturato.

Le piacciono tutti i suoi racconti?
Non possono che piacermi, altrimenti non li scriverei.

Di questo bellissimo libro, quali sono le storie più importanti per lei?
Ognuna ha un suo significato.

Questo libro è un punto di arrivo?
No. Assolutamente no. Il punto d’ arrivo è terrificante. Ho quasi terminato un romanzo storico dell’arte ambientato nel periodo rinascimentale, con dei parallelismi riconducibili ai nostri tempi.

Perché scrive?
Come ho detto prima, per non disperdere ciò che può essere nel tempo ricordato, ma anche per manifestare le proprie idee agli altri.

Qual è il destino di uno scrittore?
Per me non saprei, per gli altri che ci vivono, gli auguro tanti successi.

I suoi prossimi racconti saranno anch’essi di questo tipo?
Sono attratto da molte cose. Faccio quello che di volta in volta mi appassiona. Non guardo il genere di narrazione.

Quando si accinge a scrivere, parte con un’idea e con una sensazione già compiuta?
Spesso sono momenti in cui tu cogli appena l’essenza di una vicenda o di un episodio. Altre volte ti trovi a ripercorrere alcuni brevi tratti della tua vita che riappaiono come in una favola.

Le storie si scelgono o si è scelti dalle storie?
E’ qualcosa che si mescola tra il vero e l’immaginazione. Poi, senza conoscere il finale ti cimenti a scrivere sino a quando non trovi l’epilogo.

L’anima di una storia è un’unità psico-fisica che esiste?
Anche se non è una cosa dimostrabile, io dico che esiste.

Come si definirebbe?
Un libero pensatore.

Il pensiero in una storia è una riflessione che esteriorizza?
Io penso che ogni storia trae origine da una riflessione che intende lanciare un messaggio di meraviglia.
Nelle sue parole scritte in questo bellissimo libro, vi sento della poesia. Perché non ha pubblicato mai nessun libro di poesie?
In verità ho pubblicato 3 raccolte di poesie: “Poesie di un Carabiniere” -“Atto secondo” e “Sogno di un felice risveglio”. Poi sono passato ai racconti perché riesco ad esprimere in egual modo la mia poetica.

Si riconosce in questo tempo?
Mi rapporto al tempo che vivo.

Che ricordo ha della sua infanzia?
Nostalgia. Talvolta solo sereni ricordi.

Scrivere è una forma di condivisione?
Scrivere una storia è qualcosa che mi rapporta ad una nuova visione del mondo dove c’è un rapporto di sintonia con quello che gira intorno a noi.

Quali scrittori l’hanno formata?
Mi hanno formato quasi tutti quelli che ho letto, ma in particolar modo Dostojevsky, Manzoni, Jack London, Salgari, Pirandello, Moravia.

Uno scrittore ad un certo punto finisce di essere scrittore?
Fa parte proprio della biologia dello scrittore quello di avere un picco e poi un arresto.

Leggendo i suoi racconti, ho avuto l’ impressione che lei sia un po’ uno dei personaggi, è vero?
Su alcuni mi ci riconosco.

Mi può parlare della sua vita?
Dovrei cominciare sin da quando avevo 6 o 7 anni. Diventerebbe complicato. Di me parlo attraverso le mie poesie e i racconti appena pubblicati. Il resto che potrei dire di me sono soltanto ovvietà e luoghi comuni.

Quanta ironia c’è nei suoi racconti?
Tantissima. Attraverso questa continua ironia sulle cose si finisce nella profondità dell’animo.

Quindi, l’ironia è una componente molto importante?
Certamente. Anche se non ho avuto la vita facile, ho sempre cercato di non farmi sopraffare dal dolore. Ma nelle mie storie c’è anche del tragico che, però, viene preso con ironia.

Come ha fatto a descrivere le storie da tutti i punti di vista?
Un soggetto o un fatto mi rivela un particolare aspetto del mondo e poi vado avanti con quel pensiero e così via.

Questo libro è una specie di invocazione in attesa del prossimo?
Non è affatto un mezzo per raggiungere un preciso risultato. Ho molto rispetto verso chi propongo di leggere le mie storie.

Come tutti i canzonatori, in queste storie che lei ha scritto, oltre all’ironia, sento un dramma che presto si farà leggere nei prossimi scritti. È vero?
Sì, sono un gran dissimulatore, ma non voglio pensarci troppo a queste cose altrimenti non scrivo più!

Lei si considera uno scrittore?
Involontariamente, un pochino sì, penso di esserlo, ma con i piedi per terra, seguendo il presente.
L’ho paragonata a Guareschi, si sente gratificato o offeso?
Sicuramente gratificato.

La Storia è un elemento molto importante che condiziona tutto. Lei si ritiene dentro la Storia?
Nessuno di noi ne vi è dentro e nessuno ne è fuori. Tutto è talmente in contrasto con tutto ciò che è avvenuto e che avviene.

Lo scrittore è una persona normale?
Chi lo può dire? Essere normale è un gioco per evitare di essere rinchiuso in un manicomio.
Quello che è importante da dire sullo scrittore Nicolò Licata è il fatto apprezzabile che non perde i legami con la sua terra natia né con i suoi valori. Grazie a Licata, frugando la Sicilia fra le pagine del suo libro, ho conosciuto un po’ meglio quella terra a molti sconosciuta e mi congratulo con lui per il modo di presentare storie gioiose, colorate, che invitano a condividere i suoi punti di vista per avvicinarsi al suo scritto con uno spirito sereno e distensivo.
“Amo scrivere storie gioiose – conclude Licata – per dare una sana lettura con le sue avventure che sono didatticamente utili e valide anche per i ragazzi”.
L’opera di Licata è frutto di ricerche e approfondimenti, è nutrita da una splendida scrittura iconografica, dalla linea sobria ed elegante, dove lui si è rivelato uno scrittore di immenso valore il cui nome ormai è già circonfuso dell’aureola della gloria, destinato a grande successo. L’autore prende spunto dai tanti preziosi documenti costituiti dalla stampa dell’epoca, ma anche attingendo da sue personali esperienze. Si tratta di un testo breve, ma è pur tuttavia un documento ricco di colore e fonte di notizie preziose.
Questo libro, sotto il titolo "Storie e Leggende", è stato una vera rivelazione, un vero trionfo perché suggestivo per la sua ardita concezione. Infatti, appena nato, ha ricevuto numerosi consensi letterari. Noi oggi possiamo fare solo un’affermazione: chiamarlo scrittore. Il suo libro, seppur nel dramma di un sentimento, è un’opera colorita con sobrietà, animata da una verità suggestiva, profondamente intenditore della vita attraverso il suo lavoro che svolge in qualità di Comandante della Caserma dei Carabinieri di Assago.
L’autore Nicolò Licata, modello nella vita come nella scrittura, sfugge da ogni vieto manierismo, non cerca il facile applauso e affronta con coraggio eroico e con verismo impressionante i più gravi problemi sociali, facendoceli arrivare con ironia e gioia. Egli è un uomo e scrittore in un quadro letterario mirabile, commovente e di attualità che si avvale della sua capacità compositiva per meglio esprimere i suoi sentimenti. Indaga nel mondo che lo circonda per cogliere e farne oggetto delle sue storie. La sua scrittura è pulita, pura, brillante senza chiassosità. Tutte le sue composizioni si poggiano su una trama salda e perfetta dove emerge la straordinaria capacità di far reggere i piani compositivi con armonico equilibrio. Nello svelare la potenza della sua scrittura, il fascino di un concetto, l’umile pensiero di un momento, egli rivela la magia di un sentimento rigeneratore che consolida la figura di Licata nel primario ruolo di scrittore che raggiunge certi nuclei, certe unità.
Licata, siciliano, scrive della Sicilia, un paese ricco di storia, affascinante e difficile, che la società di oggi vorrebbe incasellare in un contesto mafioso generalizzato. Ma non è così. La Sicilia ha tanto da darci e da tramandarci ed è con orgoglio che dico di poter annoverare Licata tra i miei migliori amici.
Un’ultima domanda a Licata:
La prossima presentazione del libro quando e dove avverrà?
Venerdi 29 maggio alle ore 18,00 all’Hotel Mariott di Via Washington – Milano

Principia Bruna Rosco

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