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Alessandro Giuliano è il nuovo capo della Squadra Mobile di Milano

Ultimo aggiornamento il 26 Agosto 2009 – 16:09

(mi-lorenteggio.com) Milano, 26 agosto 2009 – Alessandro Giuliano è il nuovo capo della Squadra mobile di Milano. Prende il posto di Francesco Messina, rimasto in carica per quasi due anni, promosso a vice questore vicario e trasferito alla questura di Bergamo
Giuliano proviene dalla questura di Venezia, dove ha diretto la Squadra mobile e ha concluso positivamente diverse operazioni contro la nuova  del Brenta. Prima di giungere a Venezia, ha diretto la Squadra mobile di Padova e si è occupato delle indagini che portarono all’arresto del serial killer Michele Profeta.
Per quanto riguarda la sua biografia, ne aveva soltanto 12 quando suo padre, il leggendario Boris Giuliano, capo della squadra mobile di Palermo, fu assassinato da un solitario killer della mafia.

Mentre sul sito della Polizia di Stato si legge:

Pensavo che un ‘eroe’ dovesse essere un personaggio solenne, sempre serio e anche un po’ triste. Cioè il contrario di mio padre: un uomo semplice alla mano e così allegro! Dopo anni ho capito che mio padre era veramente un eroe". Alessandro Giuliano parla così di suo padre Giorgio Boris Giuliano assassinato in un bar sotto casa, con 7 colpi di pistola alle spalle sparati da Leoluca Bagarella.

Giorgio Boris Giuliano, capo della squadra mobile di Palermo, viene ricordato dai colleghi e da tutto il personale della Polizia di Stato con affetto e commozione nel giorno del 28^ anniversario della sua morte. Era il 21 luglio del 1979 e poco tempo prima del suo omicidio il poliziotto "americano", come fu definito, aveva scoperto un traffico di droga fra la Sicilia e gli Stati Uniti. Aveva individuando una base operativa della mafia a Corleone (Pa) sequestrando, all’aeroporto di Punta Raisi, 5 chili di eroina e due valigie con cinquecentomila dollari. Tra le molte vicende di cui si è occupato c’era anche la misteriosa scomparsa del giornalista Mauro De Mauro.

"Era un mito Boris" ha avuto modo di scrivere il giornalista Francesco La Licata esperto di storia della mafia. "Il primo a capire l’importanza dei soldi nella scala dei disvalori mafiosi; il primo ad aver ‘osato’ convocare nel suo ufficio don Tano Badalamenti…. il primo ad aver avvertito la necessità di affinare le tecniche poliziesche alla scuola dell’Fbi di Quantico. Il primo a essere considerato ‘sbirro americano’… e il primo di cui si servì Giovanni Falcone, utilizzandone la vasta eredità investigativa".

Vittorio Aggio

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