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Proverbio: Aprile fa il fiore e maggio si ha il colore

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Terremoto. Qualche volta ci ascoltano

(mi-lorenteggio.com) Binasco, 31 gennaio 2012 – Tutti i mestieri, se fatti bene, sono difficili: cucire un bel vestito, cucinare un pasto appetitoso, scrivere un articolo interessante, guidare un taxi in una grande città, chiudere un bilancio in maniera corretta. Però disolito tutte queste attività hanno un pregio ( che può trasformarsi ovviamente in un grosso difetto) : i risultati sono subito visibili, e la gratificazione per quanto operato è pressochè immediata. Ma esistono professioni dove ciò di solito non accade, e il tempo di verifica è lungo, o molto lungo. "Chi pianta dattero non mangia dattero " sentenziava spesso mio padre, che avendo fatto la guerra in Africa doveva intendersene. Per restare nella metafora, un campo dove spesso è difficile vedere i frutti è quello
dell’insegnamento e, in senso più lato, quello dell’educazione. Ma se i genitori hanno la possibilità di aspettare anni per vedere realizzato quel per cui hanno lavorato, gli insegnanti non hanno di solito questa opportunità, e spesso si augurano soltanto che qualcuna delle loro parole, chissà, possa servire. Per questo ciò che è accaduto durante le scosse di terremoto della scorsa settimana, piccola cosa per carità, una sciocchezza direbbe qualcuno, a me è sembrata un momento in cui "il dattero è stato mangiato", anche se di tempo, dal seme, non ne era passato poi tanto. Mi riferisco all’esperienza ormai quinquennale che i
volontari della Protezione Civile di Binasco vivono con gli alunni della scuola dell’obbligo, introducendoli ai problemi della sicurezza, al valore del volontariato, all’importanza della collaborazione reciproca. "Chissà se ci ascoltano", commentava talvolta qualcuno di loro, poco avvezzo a tanti bambini tutti insieme, con quelle faccette furbe e sbarazzine. La risposta, una volta tanto è stata immediata : quando le classi hanno cominciato a tremare, senza che nessuno glielo dicesse, tutti i bambini delle elementari e delle medie (chiamiamoli ancora così, che è più semplice,) si sono rifugiati sotto il loro banco, come era stato loro detto di fare, anche se , per la verità, non si era insistito troppo su quel punto, visto che la nostra non dovrebbe essere una zona sismica. Bravi ragazzi, continuate così!

Valeria Acquarone

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