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Proverbio: Febbraio, febbraiello, cortino e bugiardello

Mattarella in Svizzera: incontro con il Presidente della Confederazione Svizzera Cassis a Palazzo Bernerhof

(mi-lorenteggio.com) Berna, 30 novembre 2022 – Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella è in Visita di Stato in Svizzera, su invito del Presidente della Confederazione Ignazio Cassis, fino al 30 novembre.

Al suo arrivo a Berna, il Capo dello Stato ha incontrato al Centro Polifunzionale il personale dell’Ambasciata e una rappresentanza della collettività italiana in Svizzera.

Martedì 29 novembre, dopo la visita al Museo Paul Klee e alla Cattedrale di Berna, il Presidente Mattarella sarà accolto al Palazzo Bernerhof dal Presidente federale Cassis. Mattarella ha quindi incontrato i consiglieri federali. Al termine dei colloqui con il Presidente Cassis, i due Presidenti hanno tenuto una conferenza stampa congiunta.

Mercoledì 30 novembre, Mattarella visiterà a Zurigo, insieme al Presidente Cassis, il Politecnico federale (ETH), uno dei più importanti centri universitari di ricerca al mondo. A Mattarella saranno presentati gruppi di lavoro di ricercatori italiani che si occupano di innovazione in vari campi. Verranno poi illustrati i progetti del Gruppo di bioingegneria del Politecnico federale.

Al termine il Capo dello Stato farà rientro a Roma.

Intervento del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella nell’incontro con i Consiglieri Federali in occasione della Visita di Stato nella Confederazione Svizzera

Berna, 29/11/2022 (II mandato)

Signor Presidente della Confederazione Svizzera,

Signore e Signori Consiglieri Federali,

Signor Cancelliere della Federazione,

Signore e Signori,

ringrazio il Presidente Cassis e con Lui il Consiglio Federale per l’accoglienza calorosa riservata a me e alla delegazione che mi accompagna.

Questa occasione di incontro è motivo per noi di profonda soddisfazione.

I rapporti tra la Confederazione Svizzera e la Repubblica italiana sono naturali, ampi e intensi.

Ci uniscono la prossimità geografica, le connessioni tra le nostre popolazioni legate dalla catena delle Alpi, le affinità e gli scambi che nei secoli hanno alimentato le nostre relazioni.

Non da oggi i nostri concittadini, svizzeri e italiani, si sentono a casa nell’uno e nell’altro Paese.

La Svizzera è stata per secoli terra di accoglienza per molti esuli.

È avvenuto durante le lotte per il Risorgimento in Italia.

È avvenuto negli anni bui del Novecento, quando hanno trovato qui rifugio esuli antifascisti.

Una generosità ricambiata dalla riconoscenza dei tanti italiani che, come scrisse Egidio Reale, rifugiato politico per oltre quindici anni e poi primo Ambasciatore dell’Italia repubblicana a Berna, elessero la Confederazione a propria “patria intellettuale e sentimentale”.

Certamente contribuisce a questo sentimento di spontanea simpatia e vicinanza la circostanza che vede la presenza di un Cantone di lingua italiana tra quelli confederati e l’italiano tra le lingue ufficiali della Confederazione.

In Svizzera è altresì storicamente presente una vasta collettività italiana che, negli ultimi anni, si è arricchita di una nuova generazione di giovani, preparati e intraprendenti, che trovano in questo Paese la ricchezza di una cultura cosmopolita.

Questi giovani trovano infatti qui la possibilità di confrontarsi con culture e linguaggi diversi, in una società forte delle sue tradizioni e, al tempo stesso, aperta all’innovazione.

Desidero ringraziare il Presidente Cassis che, con sensibilità squisita, ha suggerito di visitare congiuntamente il Politecnico Federale di Zurigo, uno dei luoghi dove la presenza di questa nuova comunità di italiani in Svizzera è più evidente.

Proprio l’armoniosa convivenza di culture e lingue diverse rappresenta l’elemento più prezioso del modello svizzero e una peculiarità costitutiva che la Confederazione ha saputo tutelare e valorizzare, offrendo un esempio di perdurante attualità: una patria costituita da tante nazioni.

La cupola di questo Palazzo federale reca il motto “Unus pro omnibus, omnes pro uno”.

Come scrisse il poeta vodese Eugene Rambert, “la Svizzera non esiste che per una sola ragione: la vogliono gli svizzeri”.

Questa ferma volontà ha permesso di superare le differenze tra i popoli che l’hanno voluta, sviluppando nei secoli un peculiare e forte sentimento di unità basato sui pilastri della democrazia e del federalismo.

Un assetto istituzionale strettamente intrecciato alle vicissitudini storiche, che hanno portato, con la Costituzione del 1848 e le sue successive revisioni, a un mirabile punto di equilibrio, cui si guarda, ovunque, come a un modello di convivenza di successo.

Con la Seconda Conferenza dell’Aja, nel 1907, la Svizzera ratificava la sua adesione alle convenzioni relative agli obblighi e ai diritti della neutralità, ufficializzando la politica di pace di cui Confederazione si era nutrita.

Ginevra – come tutti sappiamo – ospitò, nel 1919, la Società delle Nazioni.

Dopo l’ingresso all’Onu, avvenuto nel 2002, la Svizzera, dall’anno prossimo, porterà il suo contributo, per la prima volta, all’interno del Consiglio di Sicurezza.

È un risultato storico, per il quale rinnovo le mie congratulazioni.

Signor Presidente,

Signori Consiglieri,

oggi il panorama internazionale è gravemente condizionato e ferito dalla guerra di aggressione scatenata dalla Russia contro l’Ucraina che ci riporta alla peggior epoca degli imperialismi e dei nazionalismi e che rappresenta una lacerazione profonda di quella fitta trama di norme e di principi giuridici che hanno dato forma e sostanza al sistema multilaterale fondato sul diritto internazionale e sulla eguaglianza fra gli Stati.

La minaccia posta dalla Russia alla pace e alla sicurezza del nostro continente richiede da parte di tutte le democrazie, in particolare di quelle europee, uno slancio rinnovato di unità e di coesione.

Sin dall’inizio del conflitto, Svizzera e Italia hanno assicurato massima solidarietà nei confronti del popolo ucraino, con un impegno che ha trovato momenti significativi nella Conferenza di Lugano dello scorso maggio per la ricostruzione dell’Ucraina e nella decisione di aderire alle misure sanzionatorie definite a livello internazionale.

Guardiamo con profondo rispetto all’approccio adottato dalla Confederazione, tanto più in quanto consapevoli di come esso abbia generato una riflessione e un confronto sui confini della politica di neutralità.

Consentitemi di esprimere la convinzione che un’efficace difesa dei valori democratici e dello Stato di diritto sia una responsabilità che ricade su noi tutti, popoli del continente.

Si tratta di quelle “libertà dei moderni” giustamente esaltate da un grande pensatore svizzero, Benjamin Constant, in quanto essenza della civiltà europea.

Le autocrazie sfidano il modello di pacifica convivenza internazionale e di convivenza democratica: è questione grave e non può essere sottovalutarla.

Sono sfide che non possono essere agevolate da incertezze e divisioni fra i popoli liberi.

Anche per questa ragione la collaborazione sempre più stretta fra la Confederazione Svizzera e l’Unione Europea rappresenta un valore alla cui crescita tutti siamo chiamati a contribuire.

La decisione di porre fine al negoziato sull’Accordo Quadro Istituzionale ha rappresentato, in questo senso, una battuta di arresto.

È vivo auspicio dell’Italia che il confronto possa presto riprendere su basi nuove e più robuste.

Si tratta di conservare e approfondire ulteriormente quel percorso virtuoso e, per certi versi, unico, che ha caratterizzato, sin dagli anni novanta, il coinvolgimento della Svizzera nel più ampio progetto di condivisione dell’acquis comunitario nelle libertà fondamentali, nel rispetto pieno delle opzioni che la Confederazione riterrà di fare proprie.

Lo sviluppo di relazioni sempre più strette tra Berna e l’Unione Europea non solo non va abbandonato ma, anzi – a nostro avviso – va coltivato con ancora maggiore convinzione.

Unione Europea e Confederazione sono partner necessari, affidabili, amici, interdipendenti, uniti da un destino comune dettato dall’appartenenza alla comune civiltà europea.

Con questo spirito, nella grande amicizia che contrassegna il rapporto tra la Confederazione e la Repubblica Italiana, fiducioso nel valore di un’azione congiunta, ringrazio ancora una volta tutti voi per l’accoglienza calorosa e rinnovo al popolo svizzero i sentimenti di profonda amicizia della Repubblica Italiana e miei personali nei confronti del Presidente e dei Consiglieri.

Dichiarazioni alla stampa del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella al termine del colloquio con il Presidente Cassis

Sono particolarmente lieto di svolgere questa visita di Stato in Svizzera e per la disponibilità del Presidente di individuare una data alternativa a quella che avevamo stabilito a suo tempo, con il rinvio a causa della crisi di governo in Italia, delle elezioni, della formazione del nuovo governo.

Lo ringrazio molto dell’accoglienza così calorosa che ha riservato a me e alla delegazione che mi accompagna, manifestando in questo modo lo spirito di amicizia che lega la Confederazione svizzera e la Repubblica italiana.

Come ha avuto poc’anzi la cortesia di ricordare il Presidente Cassis, noi siamo legati, a parte da lunghe tradizioni, da valori comuni. Abbiamo una storia di collaborazione intensa.

Non a caso questo è il centoquarantesimo anno dalla galleria del San Gottardo, che è stato il primo lavoro comune e di collaborazione di opere pubbliche e ferroviaria tra Confederazione e Italia.

Vi ha fatto seguito una quantità di strumenti di collaborazione, di occasioni di collaborazione. Ma tutto questo si è inserito in una condivisione dei valori: di vicinanza tra le regioni che si trovano al di qua e al di là delle Alpi, di comuni sensibilità tra queste Regioni, di cultura, di scambi culturali che da secoli contrassegnano i nostri Paesi, di rapporti politici al massimo livello, sempre eccellenti, sempre ottimi, e di rapporti economici in crescita.

Abbiamo notato durante i nostri colloqui che il nostro interscambio è in ottima salute; è cresciuto nel 2021 in maniera molto alta; è ulteriormente cresciuto come tendenza nel primo semestre di quest’anno. Tutto questo ci dà una conferma della bontà dei nostri rapporti e della possibilità di intensificarli ulteriormente.

Ho rinnovato al Presidente Cassis e al Consiglio federale le congratulazioni per il ruolo di componente del Consiglio di sicurezza dell’ONU che la Svizzera svolgerà nel prossimo biennio. L’Italia non soltanto ha appoggiato con convinzione questa candidatura, ma condivide appieno le priorità che la Svizzera ha indicato per lo svolgimento di questo mandato così importante in questo momento delicato e decisivo per il mondo.

Nelle nostre conversazioni e nel colloquio che poc’anzi abbiamo avuto, abbiamo detto che dobbiamo e possiamo amplificare molto le collaborazioni, particolarmente nei settori di grande innovazione, tecnologicamente avanzati.

Questo si basa anche su una collaborazione intensa che vi è sul piano della ricerca scientifica tra Svizzera e Italia, che ha molti punti di collaborazione.

Vi è una quantità di accordi di collaborazione fra le nostre università. Ma vi sono poi i giovani ricercatori italiani, in gran numero qui in Svizzera, e lo scambio di esperienze tra i giovani ricercatori è quello che consolida sempre più il nostro rapporto di collaborazione scientifica.

Tutto questo riguarda, naturalmente, le prospettive del futuro di giovani che vedono sempre più intensamente raccordati i nostri Paesi.

Abbiamo parlato – come il Presidente Cassis ha poc’anzi ricordato – dei rapporti tra la Confederazione svizzera e l’Unione europea. Auspichiamo, con molta forza, che si possa riprendere velocemente non soltanto il colloquio e il dialogo collaborativo, ma il percorso di collaborazione. Gli ultimi segnali di collaborazione e di ricerca di collaborazione tra la Confederazione e l’Unione europea sono molto incoraggianti. Sono interlocutori necessari, naturali, chiamati dalla cultura comune europea a collaborare in ogni campo e in ogni versante. Naturalmente secondo le specifiche condizioni e caratteristiche di ciascun soggetto.

Auspichiamo, e l’Italia farà di tutto per incentivare, agevolare questo colloquio, e lo sviluppo di questa collaborazione tra Confederazione Svizzera e Unione europea.

Abbiamo parlato – come ha ricordato il Presidente Cassis – della sciagurata guerra di aggressione della Russia all’Ucraina, registrando una comunanza di analisi sulla gravità di quanto avvenuto, sull’esigenza di difendere la libertà e l’indipendenza di ogni Stato, l’uguaglianza degli Stati della comunità internazionale. E quindi l’esigenza di difendere in ogni modo il popolo ucraino rispetto a questa aggressione.

Questo atteggiamento ha trovato concordi pienamente la Svizzera e l’Italia nella diversità di posizioni, nella diversità di modalità di svolgimento di questa collaborazione, ma concordi nel sostegno all’indipendenza e alla libertà del popolo ucraino. Questo riguarda anche, d’altronde, l’affermazione dei principi di libertà, democrazia, diritti umani, che sono alla base della convivenza e che non possono essere calpestati e stravolti da una politica di potenza di un singolo Paese.

Abbiamo parlato anche della ricostruzione. È stata molto importante la Conferenza di Lugano di qualche mese addietro, che ha impostato i criteri e le modalità per la ricostruzione dell’Ucraina, che speriamo possa partire non appena si riesce a intravedere uno spiraglio di possibilità di pace, come tutti auspichiamo fermamente.

Abbiamo parlato di diversi argomenti nei colloqui che abbiamo svolto, sempre registrando non soltanto sintonia che nasce dalla comunanza di valori e di principi di ispirazione, dal desiderio di pace e di collaborazione internazionale che anima Svizzera e Italia concordemente, ma abbiamo trovato anche sempre sintonia e convergenza sui vari problemi.

E di questo sono molto riconoscente al Presidente Cassis. Lo ringrazio per l’invito e per l’accoglienza che mi ha riservato, e per le parole che ha riservato all’Italia.

Grazie Presidente.

***

Domanda: un tema che le sta molto a cuore, cioè l’attuazione del PNRR in Italia. C’è un capitolo molto importante: l’Unione europea ha chiesto in una serie di raccomandazioni, le cui principali sono la giustizia e la riforma del fisco, di procedere di pari passo per ottenere poi i soldi dell’Unione europea. Visto che noi siamo purtroppo il Paese ‘maglia nera’ in Europa per evasione fiscale, questo quanto può preoccupare per l’attuazione del PNNR? E, visto che il capitolo ‘riforma del fisco’ è una delle raccomandazioni dell’Europa, volevo sapere quanto questo può incidere nei prossimi mesi nell’attuazione del PNRR e anche, ovviamente, nella crescita.

Presidente: faccio un’esortazione alla cautela nelle definizioni perché sono sempre stato diffidente rispetto alle definizioni che vengono date, come ‘maglia nera’ o ‘primi in classifica’ o ‘ultimi in classifica’, perché generalmente nascono da criteri difformi da Paese a Paese. Quindi sono sempre stato refrattario all’uso di queste definizioni così sostanzialmente ascientifiche.

Non c’è dubbio che il problema dell’evasione fiscale sia un problema grave per qualunque Paese. Lo è in maniera importante per l’Italia. E si è fatto molto, si opera molto. E nel PNRR, nel Piano nazionale di ripresa e resilienza, questo è un tema sottolineato con molta concretezza, con indicazioni, e già definito con l’Unione europea. E non vi sono segnali che venga cambiato.

Domanda: il Presidente Mattarella ha detto poco fa che l’Italia spera, auspica che la Svizzera possa riprendere il dialogo con le autorità europee su nuove basi – ha aggiunto anche oggi – più forti. In che misura l’Italia potrebbe, non dico fare da tramite, ma quantomeno agevolare questo dialogo presso le autorità europee?

 Presidente: noi giudichiamo questo dialogo molto importante. E la ripresa del percorso di collaborazione è sempre più intenso tra la Confederazione svizzera e l’Unione europea. E per l’Italia è un tema di assoluto rilievo. E ho detto al Presidente Cassis che l’Italia farà di tutto perché questo avvenga, in ogni modo, in ogni sede, rispetto a ogni argomento.

Questa è una delle esigenze che riteniamo fondamentali, non soltanto nel rapporto bilaterale, ma per la collaborazione nel nostro continente, che in questo momento è particolarmente rilevante.

E il rapporto collaborativo tra Unione europea e Confederazione Svizzera è di primaria importanza perché riguarda due soggetti che hanno comunanza di valori, di principi, di criteri di democrazia, di convivenza. Quindi è naturale che collaborino in ogni campo. Naturalmente secondo le caratteristiche definite per ciascun soggetto. Ma è indispensabile che questo avvenga. E noi faremo di tutto perché questo avvenga velocemente.

Domanda: molte italiane e italiani ben qualificati lasciano il loro Paese per venire in Svizzera. Cosa significa questo per l’Italia? Quali sono gli impatti negativi e positivi per l’Italia?

Presidente: il rapporto tra Italia e Svizzera è particolare. È un rapporto plurisecolare intenso. Quindi è quasi naturale che molti vengano qui in Svizzera, come è sempre avvenuto.

In generale, il fatto che molti giovani, anche con un patrimonio acquisito di conoscenze, lascino l’Italia per fare esperienze altrove, come giovani ricercatori, è positivo se è fatto per libera scelta. Come avviene per tanti Paesi, e come sempre più avverrà in un mondo sempre più interconnesso per motivi crescenti. È negativo se avviene per impossibilità di scelte adeguate nell’ambito del nostro Paese.

Lo sforzo che l’Italia intende fare è di rendere libera la scelta per i nostri giovani che possono trovare, se vogliono, prospettive concrete nel nostro Paese e, se preferiscono andare all’estero per fare esperienze differenti, lo facciano liberamente, ma non perché costretti. Questo è un tema rilevante per il nostro Paese. È molto importante ed è all’ordine del giorno.

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