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Proverbio: Febbraio, febbraiello, cortino e bugiardello

Presentato a Roma il Film “I ragazzi delle scorte”, Mattarella incontra i familiari e i superstiti delle stragi di Capaci e di via D’Amelio

(mi-lorenteggio.com) Roma, 5 dicembre 2022 – Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha ricevuto questo pomeriggio al Quirinale, in occasione del trentennale delle stragi del ‘92, Lamberto Giannini, Capo della Polizia – Direttore generale della Pubblica Sicurezza, con una delegazione di familiari delle vittime e superstiti delle Stragi di Capaci e di Via D’Amelio composta da Maria Rosaria Costa (vedova di Vito Schifani), Concetta Mauro Martinez (vedova di Antonio Montinaro), Rosalba Terrasi (fidanzata di Rocco Dicillo), Angelo Corbo (ferito Strage Capaci), Provvidenza Mazza (consorte di Angelo Corbo), Giuseppe Costanza (ferito Strage Capaci), dott. Manfredi Borsellino (figlio del Magistrato Paolo Borsellino) e vice Questore della Polizia di Stato, dott.ssa Lucia Borsellino (figlia del Magistrato Paolo Borsellino), Desiree Benedetti (figlia di Maria Rosaria Costa), Luisa Affatato (madre di Rocco Dicillo) e Mauro Parissone di “42° Parallelo” società di produzione del documentario “I ragazzi delle Scorte” che andrà in onda sui canali Rai.

IL DISCORSO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Ringrazio il Capo della Polizia. Sono contento di accogliervi qui al Quirinale.

L’iniziativa è di grande valore. Davvero merita ogni apprezzamento.

Mentre Lamberto Giannini parlava, riflettevo che quando avvengono eventi luttuosi gravi di questo genere tutti quanti noi nel Paese pensiamo naturalmente subito alle vittime.

Ma poi il pensiero prevalente è sugli effetti pubblici, sulla vita sociale.

Quello di riportare l’attenzione sulle conseguenze umane, personali, dirette dei familiari, è il modo più efficace per non far perdere la memoria, che non si è affatto attenuata.

Trent’anni non sono pochi. Ma ogni anno il ricordo è sempre con lo stesso valore e intensità che c’era nei primi giorni.

Però questo di far vedere le conseguenze sulla vita familiare dei congiunti, sullo sconvolgimento di prospettive di futuro e di condizioni è il modo per far toccare con mano l’orrore di quello che commette la mafia con i crimini. Ed è il modo – come ho detto – più efficace, anche per i giovani, per trasmettere questo messaggio di consapevolezza.

C’è stata una crescita molto grande in questi anni. Però far vedere le conseguenze umane, familiari, concrete, nella vita quotidiana, che si prolungano nel tempo, è il modo più efficace e più forte per toccare con mano, e per rendersi conto di che cosa comporta.

Tra l’altro, so bene che l’attività di scorta non era soltanto, per coloro che ricordiamo, un’attività professionale, un modo di impegnarsi professionalmente. Era anche frutto di una passione e del legame con la persona con la quale si stava.

Era frutto di passione e anche un contributo protagonista alla vita civile e di sicurezza del Paese.

Per questo ricordarlo è fondamentale, e questo modo è particolarmente efficace.

È anche un modo per far rinnovare, intorno ai familiari delle vittime e ai superstiti, la solidarietà del Paese che – ripeto – non si è attenuata, non è venuta meno affatto.

Però è bene contribuire a farla stare sempre al massimo livello.

Ed è questa la solidarietà che intendo esprimervi adesso, questa sera.

Per chi, come me, ha avvertito da vicino quei due eventi e ha avuto quindi maggiore capacità di poter comprendere cosa comportavano come effetti pubblici e come conseguenze private, familiari, nella vita quotidiana, l’apprezzamento per questa iniziativa è ancora più alto.

Ringrazio il Capo della Polizia, e ringrazio coloro che hanno impiegato la loro professionalità per realizzare questo documentario: è un messaggio importante che viene trasmesso. È un bel messaggio.

Io so bene che non c’è nulla, neanche a distanza di trent’anni, che possa rifondere, in qualche modo, che possa coprire, che possa rimuovere quello che è avvenuto, e il dolore che si è avvertito allora e che si è avvertito nel corso del tempo, e si protrae nel corso del tempo.

E’ questo un modo di far conoscere le persone, le figure individuali delle singole vittime.

E questo è davvero un bel modo di ricordarle.

Grazie.

IL FILM

A trent’anni di distanza dalle stragi di Capaci e di via d’Amelio, il film racconta la storia degli otto poliziotti che morirono a Palermo insieme ai magistrati Giovanni Falcone, la signora Francesca Morvillo, moglie di Falcone e Paolo Borsellino.

I ragazzi delle scorte, coprodotto dal ministero dell’Interno e dalla presidenza del Consiglio dei Ministri, è stato realizzato per celebrare la conclusione del trentennale delle stragi che sconvolsero l’Italia nel 1992. La trama è incentrata sulle vite spezzate di 8 giovani poliziotti che consapevoli dei rischi del loro lavoro hanno onorato con la vita il servizio ai cittadini e alle istituzioni: Antonio Montinaro, Vito Schifani, Rocco Dicillo, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Claudio Traina, Eddie Walter Cosina ed Emanuela Loi.

La “Prima” è stata preceduta dagli indirizzi di saluto del presidente dell’ANICA Francesco Rutelli, del responsabile della società di produzione 42°Parallelo Mauro Parissone e di Tina Montinaro, moglie di Antonio, Concetta Mauro Martinez.
Il capo della Polizia Lamberto Giannini nel suo intervento ha evidenziato come “Questo progetto restituisce delle immagini vive dei colleghi, delle persone e dei loro spaccati familiari andando a cogliere in maniera mirabile gli aspetti umani. Quei giorni terribili hanno segnato tutti noi e sono eventi in cui tutti possiamo ricordare cosa facevamo in quel momento”. Il prefetto Giannini ha infine sottolineato l’importanza di far vedere il film ai giovani affinchè possano conoscere e apprezzare il valore della libertà, della legalità e poter seguire le loro ambizioni senza condizionamenti.

Il docu-film inizia con la voce di Rosaria Costa “Io sono rimasta intrappolata, io non ne esco più da questa storia” con queste poche parole la signora Costa, vedova di Vito Schifani morto a Capaci, sintetizza il sentimento di un intero Paese che in quei giorni visse tutto l’orrore delle stragi che devastarono la vita di molte famiglie.

Emoziona anche la testimonianza del vice sovrintendente Salvatore Lopresti, che nel 1992 era in servizio nel Reparto scorte della questura di Palermo. Salvatore racconta la sua esperienza e l’incapacità per molti anni di tornare in via D’Amelio, non riesce a dimenticare i colleghi morti, la puzza di polvere mista a tritolo e carne bruciata che ancora gli riaffiora nella mente.

Il film che nei prossimi giorni sarà pubblicato su RaiPlay ed andrà in onda su RaiUno in seconda serata, come per gli altri eventi, svolti durante quest’anno in occasione del trentennale delle stragi, punta il faro sulla memoria anche di chi spesso rimaneva lontano dai riflettori nonostante fosse chiamato a svolgere un servizio ad alto rischio della propria vita.

A chiudere l’evento è stato l’intervento del ministro dell’interno Matteo Piantedosi.

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