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Il mercato di cammelli a El Shalatin, nel Sahara

Pubblicato mercoledì 07.04.2004, CET 19:25

mi-lorenteggio.com – Centri commerciali, concessionari d’auto, negozi d’arredamento, spesso appartenenti a grandi multinazionali, che aprono e che chiudono da un giorno all’altro, grandi folle, traffico alle stelle. Ma, tra i tanti prodotti che quotidianamente riempiono i banchi nei nostri negozi, ci siamo chiesti quale manca, cosa comprare di diverso dal solito. Ma, se volessi comprare un cammello?

E fu così che abbiamo preso il primo aereo per il Mar Rosso, meta turistica molto gettonata soprattutto primaverile e pasquale. Dopo aver visitato le classiche Hurgada e Luxor, Mar Salam, El Qesir, "stufi" della solita vacanza tutto mare e sole, con una guida e con una scorta armata, abbiamo deciso di andare in Sudan, paese martoriato da una decennale guerra sanguinaria.

Strada facendo, passato il tropico del cancro, con a destra l’infinità del deserto, con a sinistra lo splendore delle spiagge ancora naturali e intatte del Mar Rosso, percorrendo chilometro dopo chilometro e contemplando il paesaggio affascinante , sulla costa a sud di Mar Salam, c’è l’ultimo paese egiziano situato tra il confine amministrativo e politico del Sudan, El Shalatin.

Siamo oltre i 1700 chilometri al sud del Cairo, siamo nel mezzo del deserto, e qui da millenni vi è un grosso mercato di cammelli (dromedari per Darwin ), dove in mezzo a grandi quantità di cammelli, molti ancora selvatici, si ritrovano gruppi di gente che contratta senza sosta e a voce altissima.

Tra i tanti venditori/compratori, ci siamo avvicinati ad un gruppetto, che discute animatamente: sono seduti a cerchio e sembrano, allo sguardo di noi occidentali, per dirla in poche parole, giocatori di Risiko o Monopoli.

Qui,incontriamo Mohamed, macellaio, che compra i cammelli per farne del cibo. Lui stesso è stato incuriosito dalle nostre videocamere; infatti subito si è alzato, si è offerto "volontario" (dietro congrua mancia!) per spiegarci tutti i segreti della contrattazione.

Senza alcun problema ci spiega che il mercato è controllato dalla tribù dei Rashayda, formata da un gruppo di circa 250 famiglie di nomadi apolidi, che sono gli unici che possono andare avanti e indietro attraverso la frontiera con il Sudan senza necessità di visti e documenti. Mentre l’attività di trasporto dei cammelli su furgoni è stata affidata da loro alla tribù dei Bashaira, che li trasportano in tutto il nord Africa.

Continuando la sua spiegazione, ci informa, che un buon cammello può costare dalle 1.000 alle 2.000 guineé, cifra equivalente che oscilla tra i 200 e 500 euro.

Il cammello si vende a peso. Il peso è calcolato non da una bilancia, ma, bensì dai compratori, che, a loro detta, riescono a stabilirne con il solo sguardo il peso. Il cammello maschio costa di più.

A El Shalatin vengono trattati e scambiati i cammelli provenienti dal Sahara orientale, ossia, quelli somali, quelli bishari e quelli sudani, che sono più i selvaggi e vengono utilizzati prevalentemente come cibo.

Il vestito indossato dagli uomini del deserto è la tunica lunga, ma, qui, a differenza che altrove indossano sopra dei gilet a mezze maniche, dove, tra le tengono i soldi, documenti e un’erba calmante che la usano durante le trattative di compravendita. I compratori ricchi si distinguono in quanto sono quelli che indossano la tunica pulita e nuova.

Una volta acquistati vengono portati al Cairo su dei camion e vengono rivenduti per una cifra che si aggira minimo sui 5000, guineé, equivalenti ai nostri circa 1.300 euro. Un tempo, invece, i cammellieri raggiungevano El Shalatin a piedi e i cammelli venivano portati attraverso il deserto.

Il cammello, spesso contro la sua volontà, è costretto a essere caricato sul camion con il metodo della zampa legata, in modo tale da evitarne un’eventuale fuga nel deserto (chi lo riprende più dopo?).

Nella fase di salita le loro urla sono concitate e strillanti. Il latte e la carne di cammello molto prelibate da queste parti, secondo tradizioni locali, sono vivande che rinvigoriscono il potere sessuali maschili.
Vittorio Aggio

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