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Proverbio: Luglio poltrone porta la zucca col melone

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Marini rinuncia, si va verso il voto

Ultimo aggiornamento il 4 Febbraio 2008 – 23:25

(mi-lorenteggio.com) Roma, 04 febbraio 2008 – Al Palazzo del Quirinale, il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha ricevuto oggi pomeriggio al Palazzo del Quirinale il Presidente del Senato, Franco Marini, il quale gli ha riferito sull’esito dell’incarico conferitogli il 30 gennaio scorso.
Il Presidente della Repubblica ha preso atto di quanto riferito dal Presidente Marini e lo ha ringraziato per l’alto senso di responsabilità con cui ha svolto il compito affidatogli.
"Il Presidente della Repubblica mercoledì 30 gennaio mi ha conferito l’incarico di verificare le possibilità di consenso su una riforma della legge elettorale e di sostegno ad un Governo funzionale all’approvazione di tale riforma e all’assunzione delle decisioni più urgenti.
Ho incontrato le delegazioni delle forze politiche presenti in Parlamento.
Ho ascoltato i Presidenti delle organizzazioni imprenditoriali e i Segretari delle organizzazioni sindacali più rappresentative, nonché il Comitato promotore del Referendum ed il Comitato per la riforma elettorale.
E’ diffusa tra le forze politiche la consapevolezza della necessità di modificare la legge elettorale vigente.
Non ho riscontrato però l’esistenza di una significativa maggioranza su una precisa ipotesi di riforma elettorale.
Nel rammaricarmi della impossibilità di raggiungere un obiettivo che ritengo necessario per il Paese, voglio ringraziare tutti coloro che hanno partecipato agli incontri. Per queste ragioni ho rimesso nelle mani del Presidente della Repubblica l’incarico che mi è stato conferito".

ELEZIONI POLITICHE

Qualora, come appare ormai probabile, il presidente della Repubblica, dovesse sciogliere anticipatamente le Camere (l’articolo 88 della Costituzione attribuisce al presidente della Repubblica il compito di sciogliere le Camere con decreto), domani o dopodomani, il voto si terrà entro le prime settimane di aprile, (l’articolo 61 della Costituzione recita che in caso di scioglimento anticipato della Camere, le elezioni si devono tenere entro 70 giorni dalla data di scioglimento) e avverrà con l’attuale legge elettorale. Le elezioni politiche dovranno svolgersi entro il 16 aprile. La prima riunione delle nuove Camere sarebbe per fine aprile, inizi maggio.

REFERENDUM

Come immaginabile, in caso di elezioni anticipate, il referendum elettorale, dichiarato ammissibile dalla Corte costituzionale dovrà essere svolto in una data compresa fra il 15 aprile e il 15 giugno, verrebbe sospeso e rinviato di un anno. 
Il Presidente della Repubblica con decreto convoca i i comizi elettorali che fissano la data del voto e la convocazione della prima seduta delle nuove Camere, previa deliberazione del Consiglio dei ministri "non più tardi del 45° giorno antecedente quello della votazione" in gazzetta Ufficiale.

Finché non siano riunite le nuove Camere sono prorogati i poteri delle precedenti, ossia fino alla prima riunione del Parlamento, che deve essere fatta non oltre il ventesimo giorno dalle elezioni e la data viene fissata col medesimo Dpr di convocazione dei comizi elettorali. Al presidente della Repubblica spetta comunque il compito di indire la consultazione referendaria la cui data viene fissata con decreto, previa approvazione da parte del Consiglio dei ministri. Il cdm è convocato per domani con questo punto all’ordine del giorno.
Il referendum si propone di modificare la legge elettorale attuale cancellando il premio di maggioranza per la coalizione in entrambe le Camere e attribuendolo al solo partito che ottiene la maggioranza dei voti, e abrogando la norma che permette candidature multiple.

In caso di scioglimento della Camere, si potrebbe ricorrere, come spesso avviene,  all’election day unendo in un solo giorno le elezioni politiche e quelle amministrative.

Fra il 15 aprile e il 15 giugno è infatti previsto il voto in due Regioni (Valle d’Aosta e Friuli-Venezia Giulia), 13 Province (Roma, Bolzano, Trento, Massa Carrara, Benevento, Foggia, Agrigento, Caltanissetta, Catania, Enna, Messina, Palermo e Siracusa) e 539 Comuni.

A queste consultazioni già fissate per scadenza della legislatura, si è aggiunto il voto in Sicilia, dopo le dimissioni il 26 gennaio scorso del governatore Salvatore Cuffaro, condannato in primo grado per favoreggiamento personale e interdizione perpetua dai pubblici uffici. Lo statuto siciliano prevede che le elezioni si svolgano entro tre mesi dalla caduta del governo regionale.

Redazione

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