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Tumore al seno, oltre 3500 casi ogni anno a Milano

Ultimo aggiornamento il 22 Aprile 2008 – 18:49

Milano, 22 aprile 2008 – Con oltre 3.500 casi e 1.500 decessi ogni anno in Italia, il tumore al collo dell’utero rappresenta la seconda causa di morte dopo quello al seno per le donne tra i 15 e i 44 anni. Circa 1.000 pazienti sono state ricoverate nel 2006 in Lombardia (dove, dal prossimo settembre, partirà la campagna di vaccinazione sulle undicenni contro il virus hpv, prima causa del tumore all’utero), con 388 casi di malattia (oltre 70 a Milano) e 115 decessi (15 a Milano).
Sono alcuni dei dati diffusi oggi a Palazzo Marino durante il convegno “Piccole donne crescono: virus hpv e tumore al collo dell’utero”, organizzato da Onda, Osservatorio nazionale sulla salute della donna, con gli interventi del Presidente del Consiglio comunale Manfredi Palmeri e dell’assessore alla Salute Giampaolo Landi di Chiavenna.

“A Milano l’attività scientifica di medici e ricercatori, unita a quella divulgativa delle associazioni – ha detto il Presidente del Consiglio comunale Manfredi Palmeri – consente oggi alle donne di avere strumenti efficaci per la prevenzione e la cura del tumore al collo dell’utero: la libertà di sapere è un diritto di tutte. È adesso necessario parlare direttamente alle nostre ‘piccole donne’ attraverso il coinvolgimento delle scuole, che devono avere la giusta attenzione anche per i temi della salute e dei corretti comportamenti sanitari”.

“Un’adeguata educazione sessuale – ha dichiarato l’assessore alla Salute Giampaolo Landi di Chiavenna – deve iniziare in età pre-adolescenziale e progressivamente diventare comprensiva dell’esplicitazione dei rischi connessi a un atto che non deve e non può essere inteso solo come superficialmente liberatorio. Educare responsabilmente all’esercizio della propria sessualità non è solo conoscere il funzionamento del proprio corpo, leggerne i segnali, tutelarne lo stato di salute. È precisa responsabilità istituzionale, pubblica e politica offrire una più accurata e precisa informazione sui rischi che un ‘uso’ superficiale del proprio corpo e uno stile di vita ‘incurante’ di sé possono comportare”.
“Dobbiamo investire risorse ed energie sia umane che economiche – ha aggiunto Landi di Chiavenna – nella cultura della prevenzione come abitudine di comportamento, come approccio propositivo, come stile di vita e di metodologia di pensiero. Se ne avvantaggia l’individuo sul piano della propria salute personale, se ne avvantaggia la collettività riducendo i costi sociali del welfare. Basti pensare che, a livello globale, un euro investito in vaccinazioni comporta un risparmio di 25 euro sulle spese sanitarie nei futuri 10-20 anni”.

Redazione

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