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Proverbio: Giugno ciliegie a pugno

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Dal Consiglio Comunale aperto sulla Riforma Gelmini del 10/10

Cesano Boscone, 10 novembre 2008 – Come abbiamo avuto modo di vedere nei giorni scorsi – e l’attuale consiglio ne è una conferma – la scuola entrata nell’agenda del governo sconvolge le logiche di chi, da tantissimo tempo gode di un comodo status quo e determina uno scontro politico e sociale nel nostro Paese.
 
La scuola rappresenta  un organismo fondamentale della vita di una Nazione è il governo di centrodestra è intenzionato a riformarla partendo dalla: cosiddetta “riforma Gelmini”.
 
Sulla riforma in oggetto, la sinistra italiana e in particolare la Cgil hanno gettato fango e detto tutto il male possibile: cancella il tempo pieno, peggiora la qualità della didattica, è un passo indietro.
 
In questi giorni stiamo assistendo ad una vera e propria ondata di proteste e manifestazioni, spesso organizzate e strumentalizzate dai sindacati, dagli insegnanti legati alla sinistra e dai gruppi giovanili dei centri sociali.
 
Questa sera ci rivolgiamo soltanto a chi non è di parte, a chi è intellettualmente onesto per cercare di ristabilire la verità in questi giorni violentata e mistificata con la disinformazione fatta ad arte per screditare il governo di centrodestra.
 
 Ma io sono un uomo di Alleanza Nazionale e il mio giudizio potrebbe essere inficiato dall’appartenenza politica, quindi per non equivocare prendo a prestito le parole di un uomo di sinistra: Luca Ricolfi, sociologo ed editorialista de La stampa, che dalle pagine del suo giornale di qualche settimana fa, demolisce le tesi catastrofiche della sinistra sulla scuola. Dice l’editorialista de La Stampa:
 
“Stento a capire l’incredibile pioggia di critiche, insulti, manifestazioni, sceneggiate, lezioni di pedagogia (e talora di democrazia) che sono state riversate sul neo-ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini non appena ha cominciato a occuparsi di scuola, e in particolare di quella elementare”.
 
Andando a controllare le cifre si scopre che la maggior parte dei numeri spaventa-famiglie che sono stati agitati sono semplicemente falsi.
 
Non è vero che il bilancio della scuola subirà tagli per 8 miliardi: il taglio del prossimo anno sarà inferiore a 0,5 miliardi (1% del budget), i tagli netti previsti per il triennio 2009-2011 sono pari a 3,6 miliardi spalmati su tre anni.
 
Non è vero che saranno licenziati 87 mila insegnanti: la riduzione del numero di cattedre avverrà limitando le nuove assunzioni, la cifra di 87 mila insegnati in meno si raggiungerà nel 2012 e include nel calcolo le riduzioni già pianificate da Prodi (circa 30 mila unità, e allora giudicate insufficienti nel Quaderno bianco sulla scuola pubblicato giusto un anno fa dal precedente governo).
 
Non è vero che, nelle scuole elementari, sparirà il tempo pieno e tutti i bambini dovranno tornare a casa alle 12,30: l’introduzione del maestro prevalente, affiancato dall’insegnante di inglese e di religione, con conseguente soppressione delle ore di compresenza, aumenterà del 40% il tempo pieno. In 5 anni ci saranno 5750 classi in più con il tempo pieno con 21/25 alunni per classe.
 
Né si vede su quali basi il centrosinistra agiti lo spettro di una riduzione degli insegnanti di sostegno che attualmente sono 93000 e rimarranno tali anche in futuro.
 
Non è vero che verranno chiuse le scuole di montagna dove sarà invece unificato il personale amministrativo con un unico Dirigente scolastico ed amministrativo.
 
Questa disinformazione utilizzata ad arte ha portato alle mobilitazioni di questi giorni, sindacati che alzano le barricate, persino bambini in piazza, strumentalmente utilizzati da insegnanti attivisti sindacali o di partito per fini politici.

Posizioni ostili provenienti per lo più da una sinistra saldamente ancorata a conservatorismi e al mantenimento dello status quo, contraria a ogni cambiamento, nel nome del “no”, senza se e senza ma – esattamente quel tipo di sinistra condannata da Walter Veltroni nel suo libro “La nuova stagione – Contro tutti i conservatorismi.”

La scuola italiana versa, ormai da troppo tempo, in una situazione preoccupante, se non drammatica. I costi sono diventati eccessivi e, in quello che sembra un rapporto inversamente proporzionale, la qualità è andata scemando, non fornendo così agli studenti un’adeguata preparazione.
 
Una riforma del sistema scolastico è quanto mai urgente e necessaria, come testimoniato dagli sforzi in questa direzione dello stesso Giuseppe Fioroni, predecessore della Gelmini al Ministero dell’Istruzione, il quale, un tempo desideroso di ridurre il numero degli insegnanti, preferisce ora recitare la parte dell’oppositore tout court.
 
“Le condizioni del nostro sistema scolastico richiedono scelte coraggiose di rinnovamento, non sono sostenibili posizioni di pura difesa dell’esistente”, è stato recentemente dichiarato, non da Alleanza Nazionale, bensì dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano; il quale ha così voluto sottolineare l’indispensabilità dei tagli alla scuola.
 
Un’urgenza che giustifica ampiamente l’utilizzo del decreto, piuttosto che di un semplice disegno di legge.

Tra gli elementi più criticati del decreto, l’introduzione del maestro unico, proposta che viene presentata dal centro sinistra quale emblema dell’oscurantismo, del ritorno al passato e dell’arretratezza culturale del governo di centrodestra.
 
È necessario innanzitutto notare che – come ricordato da un editoriale di Angelo Panebianco sul Corriere della Sera del 28 settembre – il maestro unico rimase in cattedra fino al 1990, fin quando la riforma della scuola elementare attuata dal ministro Giuliano Amato non introdusse il maestro plurimo, per motivi esclusivamente sindacali.
 
Una scelta, quindi, non determinata dall’insuccesso del sistema del maestro unico, ma per puri fini occupazionali.
 
La scuola però non deve essere uno stipendificio, non deve essere un ufficio di collegamento per i sindacati o fungere da ammortizzatore sociale per gli insegnanti.
 

Gli altri punti al centro del dibattito sono la questione del voto in condotta e il ritorno alla valutazione in decimali  della “vecchia pagella”.
 
Nel primo caso si prevede che il voto in condotta faccia media e, che con il “5”, si venga bocciati.
 
Non si tratta che dell’attuazione, in termini concreti, della politica di maggior rigore da tempo auspicata da ogni parte politica, ma mai messa in pratica.
 
Il voto in condotta, che rappresenta una sorta di proseguimento di quanto già messo in atto dal ministro Fioroni (che aveva introdotto sanzioni in grado, in alcuni casi, di provocare la bocciatura degli alunni), servirà inoltre come deterrente contro il dilagante fenomeno del bullismo.
 
Nel secondo caso, si prevede che il voto in pagella torni ad essere espresso in numeri, diventando così il vero metro di giudizio per gli alunni. Non è che un modo per misurare il profitto nelle singole materie di ciascun alunno, un elemento che garantirà maggiore chiarezza e una misurazione dei risultati diretta, senza necessità di essere interpretata.

Il ministro Gelmini ha iniziato a riformare la scuola per ridare dignità agli insegnanti e prospettive vere ai giovani.
 
 
Purtroppo la sinistra, come sempre stabile su posizioni retrograde e capace solo di dire no alle novità e ai cambiamenti sta cercando di boicottare la politica del governo usando le armi della disinformazione e della strumentalizzazione dei genitori e dei loro figli.
 

 Il decreto Gelmini rappresenta un primo, decisivo e coraggioso passo verso una necessaria riforma organica del sistema scolastico in Italia.
 
Una scuola che dovrà svolgere il servizio di “educazione alla cittadinanza”, rimettendo la persona al centro dell’istruzione e preparando i ragazzi “a essere consapevoli dei propri diritti e doveri” (obiettivo che spiega le scelte di puntare sull’insegnamento di educazione civica, principi costituzionali, educazione ambientale, alla salute, stradale, ecc.).
 
Le proteste esasperate, che sembrano dipingere la riforma come “una calamità nazionale”  non fanno che sottolineare in maniera sempre più evidente le difficoltà di un’opposizione del tutto incapace di contrastare il governo con critiche costruttive e proposte alternative, che preferisce appiattirsi, ancora una volta, sulla linea dettata dal sindacato. Con buona pace del progressismo, del riformismo e della modernità.
 
 
 
 
Cesano Boscone 10-11-08                                Santi Raimondo
                                                                         Capogruppo di A.N.

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