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“Sport for all. Cohesive, Accessible and Tailored to each person” – Summit internazionale di presentazione della Dichiarazione sullo sport

(mi-lorenteggio.com) Città del VAticano, 28 settembre 2022 – Alle ore 12.30 di oggi, presso la Sala Stampa della Santa Sede, ha avuto luogo la Conferenza Stampa di presentazione di “Sport for all. Cohesive, Accessible and Tailored to each person” – Summit internazionale di presentazione della Dichiarazione sullo sport, che si svolgerà in Vaticano, presso l’Aula Nuova del Sinodo, dal 29 al 30 settembre 2022.

Sono intervenuti: il Rev. Padre Alexandre Awi Mello, ISch., Segretario del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita; il Rev. Mons. Melchor Sánchez de Toca y Alameda, Dicastero per la Cultura e l’Educazione; il Dott. Santiago Perez de Camino, Incaricato della Pastorale dello Sport del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita; la Dott.ssa Tegla Loroupe, pluri-campionessa mondiale di mezza maratona e Presidente della Tegla Loroupe Peace Foundation, Kenya, e il Dott. Rodrigo Hübner Mendes, Presidente dell’Istituto Rodrigo Mendes, Brasile.

Pubblichiamo di seguito gli interventi del Rev. Padre Alexandre Awi Mello, ISch. e del Rev. Mons. Melchor Sánchez de Toca y Alameda:

Intervento del Rev. Padre Alexandre Awi Mello, ISch.

Cari amici,

ci incontriamo di nuovo qui per presentare il Summit Internazionale sull’inclusione sociale attraverso lo sport “Sport for All” che il Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita, insieme al Dicastero per la Cultura e l’Educazione organizza, con la collaborazione della Fondazione Giovanni Paolo II per lo Sport in Italia.

Sono passati ormai 6 anni dal Convegno Internazionale “Sport at the Service of Humanity” e quattro anni dalla pubblicazione del primo documento della Santa Sede sullo sport “Dare il meglio di sé”. Sono due traguardi importanti nel rapporto tra la Chiesa e lo sport che hanno aiutato a sentire la Chiesa di casa nello sport e lo sport di casa nella Chiesa. E nel frattempo abbiamo vissuto una pandemia, che ci ha fatto riesaminare tante cose e rimodulare le nostre priorità come persone e come cristiani.

Se una cosa è venuta fuori in questi mesi di pandemia, tante volte ripetuto da Papa Francesco, è che nessuno si salva da solo. E questo vale anche per il mondo sportivo. La realtà è che ci troviamo davanti un mondo che si muove tante volte soltanto per interessi personali, dove le persone fanno le cose se c’è un beneficio materiale o economico dietro; in un mondo diviso tra quelli che sono in guerra e in difficoltà, e quelli che spesso – noi – guardiamo dall’altra parte.

In questo contesto si può pensare che parlare dello sport sia poco opportuno o, addirittura, non sia il momento giusto per farlo, invece sì: perché con tante guerre, divisioni, tanta solitudine dopo la pandemia… lo sport può aiutare tanto. Questo tempo di progettazione e di ristrutturazione dopo la pandemia, è un’occasione idonea per creare nuovi principi affinché lo sport svolga davvero un ruolo che, come papa Francesco sottolineava nel prologo del documento Dare il meglio di sé, sia uno strumento di incontro, di formazione e anche di missione e di santificazione.

Negli anni passati si è visto come spesso lo sport professionistico diventava sempre più chiuso in sé stesso, senza riferimenti e principi chiari. Invece, quando lo sport mette al centro la persona, vengono superate le tentazioni della corruzione, della vincita ad ogni costo o della mercificazione del corpo. La coesione nello sport è fondamentale perché ci aiuta a rimodellare e sviluppare lo sport per tutti. Come comunità.

Lo scopo principale del Summit è quello di sollecitare il mondo dello sport e la politica internazionale, regionale e locale, ad abbracciare la Dichiarazione che presenteranno i partecipanti impegnandosi a lavorare per l’integrazione delle persone nella società attraverso lo sport, in particolare delle persone con disabilità fisiche, intellettuali e relazionali, i migranti e i rifugiati, i detenuti, i giovani e gli anziani, le donne, ecc.

Inoltre, questo Summit cercherà di motivare gli organismi sportivi a ridurre la divisione esistente tra sport professionistico e amatoriale, affinché non si perda il senso del gioco, dell’amicizia e della gratuità.

Mi preme sottolineare che questo Summit non si vuole presentare come un momento fatto solo di “belle parole”. I due dicasteri hanno fatto un grande sforzo per mettere insieme diversi organismi, a tutti i livelli, affinché questa Dichiarazione che verrà firmata alla presenza del Santo Padre si trasformi poi in fatti concreti.

Continueremo a promuovere queste riflessioni nel mondo del laicato, per cercare di porre in pratica delle iniziative concrete che mettano in evidenza l’interesse delle persone a costruire un mondo migliore, anche attraverso lo sport.

Intervento del Rev. Mons. Melchor Sánchez de Toca y Alameda

Dal 5 al 6 ottobre 2016, abbiamo celebrato in Vaticano la prima Conferenza Mondiale su sport e fede, Sport at the Service of Humanity, e proclamato una dichiarazione di principi: Compassion, Respect, Balance, Enlightenment, Love, Joy. La conferenza poggiava su tre grandi pilastri: Ispirazione (sport for life) – Inclusione (sport for all) – Involvement (sport for change).

La conferenza che stiamo per iniziare, a sei anni di distanza, si pone in continuità e sviluppa, in particolare, il concetto di inclusione, sport per tutti. Ora, inclusione sembra essere il concetto di moda. Tutti ne parlano; in molti programmi di politica sociale, lo sport è introdotto sotto la voce inclusione. Ma veramente, cos’è l’inclusione? E se diciamo “sport per tutti”, cosa significa concretamente ciò? Ecco ciò che vorrebbe esplorare il convegno, con una chiamata all’azione.

Diciamo che lo sport fa bene. Questo lo dicono tutti. Lo confermano le statistiche degli organismi di salute. L’Organizzazione Mondiale della Salute ha lanciato un programma di sport e salute per promuovere la salute e il benessere attraverso l’attività fisica, alimentazione sana, combattere la solitudine e lottare contro le dipendenze. Gli indici di felicità, laddove si possono misurare, mostrano inequivocabilmente che le persone che fanno attività fisica o sport mostrano migliori condizioni generali. Abbiamo poi il caso islandese come esempio nella lotta contro le dipendenze da alcol e droga, e il caso Norvegia che si sta rivelando una vera culla di campioni sportivi in tutti gli ambiti.

Lo sport, quindi fa bene. Ma, più importante ancora, lo sport è un bene, un bene prezioso che va tutelato, allo stesso modo che tuteliamo i nostri beni culturali più cari e il nostro patrimonio letterario, la lingua, e le espressioni culturali. Va difeso dalle minacce che lo insidiano e ne deturpano la faccia, i fenomeni di degrado nello sport, certamente. Per essere salutare, lo sport richiede ambienti sicuri, dove attività e relazioni si possano sviluppare in modo sano, evitando abusi di ogni tipo, con la condivisione delle pratiche migliori di safeguarding.

Proprio perché lo sport è un bene va messo alla portata di tutti. Tutti dovrebbero poter provare l’emozione dello sport, il risultato ottenuto con lo sforzo continuato nel tempo, l’ebbrezza della vittoria o di un piccolo trionfo, l’umiltà e la saggezza nella sconfitta, il significato del lavoro di squadra, e tutto ciò a prescindere delle condizioni della persona che lo pratica. Sport per tutti significa permettere a tutte le persone di poter avere esperienza di sport, allo stesso modo che vorremmo che tutti avessero la possibilità di sperimentare l’emozione della musica o dell’arte.

Questa è l’intuizione alla base del Summit, che si declina attraverso tre grandi concetti: uno sport coeso, accessibile, su misura

Sport coeso: fondamentalmente, significa superare il divario crescente tra sport di élite, lo sport professionale e lo sport di base, sport popolare, per tutti. Lo sport professionale diventa un fenomeno sempre più guidato da logiche di mercato e di performance, e perciò sempre meno accessibile a tutti. Lo sport di base non è immune da questa logica, anzi spesso ne è contagiato, al punto che vediamo l’uso di doping nelle corse popolari, nelle palestre, il tutto per inseguire una performance migliore. Coeso significa lottare per la solidarietà all’interno dello sport, tra quello alto e quello base, quello di élite e quello di base, applicando il principio di solidarietà al suo interno.

Communiter. Questo principio è raccolto nell’aggiunta al motto olimpico voluta dal Presidente Bach: communiter, che si aggiunge ai tre noti altius- citius- fortius. La ricerca dell’eccellenza, sì, ma communiter, insieme.

Accessibile: Seguendo con la metafora del bene culturale, qui si tratta di eliminare le barriere non architettoniche ma culturali che impediscono a certe categorie di persone di fare sport, o di farlo in condizioni adeguate: parliamo dell’accesso dei bambini e soprattutto delle bambine e delle donne allo sport, ma non solo. Dobbiamo anche tener conto degli anziani, delle persone in situazione di esclusione e di povertà, dei rifugiati e migranti, detenuti e prigionieri, persone con disabilità di ogni tipo, fisica, relazionale, mentale. Ogni organizzazione dovrebbe poter includere lo sport come parte dei processi educativi formativi: scuola, parrocchie, aziende, …

Su misura: Infine, rappresenta il movimento opposto. Se nell’accessibilità parliamo dell’accesso di tutti allo sport, qui, parlando di uno sport su misura, parliamo del movimento dello sport verso le persone. Tutti gli agenti del mondo dello sport debbono compiere uno sforzo per immaginare come raggiungere chi non vuole o non può fare sport. Non per aumentare i profitti, ma per portare avanti una missione sociale, non solo un greenwashing di facciata, ma azioni concrete con impatto sul proprio territorio.

Come si svolgerà il Summit?

  1. I report. I tre grandi concetti saranno sviluppati da tre grandi rappresentanti delle istituzioni. Sport coeso: Thomas Bach, Presidente del CIO. Sport accessibile, Filippo Grandi, Presidente di UNHCR; Sport tailored to each person, Andrew Parsons, Presidente del International Paralympic Committee. Inoltre, Mons. Gobillard, Vescovo incaricato dei rapporti con il Comitato LOC Parigi 2024, parlerà sulla dimensione comunitaria dello sport.
  2. Tavole rotonde. Oltre a questi tre grandi interventi, ci saranno due grandi tavole rotonde, con partecipazione di rappresentanti di diverse agenzie internazionali, Caritas, Unesco, Special Olympics, testimonianze di atleti. Si tratta di far dialogare diverse voci. La convinzione è che nessuno si salva da solo.
  3. Gruppi di lavoro. I partecipanti saranno invitati a discutere su queste tematiche in gruppi di lavoro, una decina: 4 inglese, 3 italiano, uno spagnolo, uno francese.
  4. Abbiamo riservato anche piccoli spazi per gli sponsor e le istituzioni che sostengono il convegno. È doveroso menzionare il Comitato Olimpico Italiano, il Comitato Paralimpico Italiano, Sport Salute, e Duferco, oltre agli sponsor che trovate nella cartella.

GLI EXTRA

È prevista una serata culturale nei Musei Vaticani sottolineando il filo rosso che lega i beni culturali al bene dello sport, che si terrà nella cornice del museo etnologico. Venerdì mattina è prevista la Santa Messa per chi lo desidera.

LA DICHIARAZIONE

Infine, la dichiarazione vaticana sarà presentata nel pomeriggio di venerdì alla presenza del Santo Padre, che rivolgerà un saluto particolare ai partecipanti incontrandoli nell’Aula Paolo VI. Alcuni atleti, in rappresentanza delle categorie più fragili, e rappresentanti delle istituzioni, firmeranno poi la dichiarazione vaticana.

Questa dichiarazione è in realtà una declar-action, una chiamata all’azione. Un convegno come questo è inutile se non si trasforma in azioni, se rimane un’autocelebrazione. La vera inclusione si fa per strada, con azioni concrete e non con parole. Il Summit sarà un successo se si tradurrà poi in azioni concrete.

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